Chi ha paura del cigno nero?



Cos'è il cigno nero? Secondo Taleb, colui che ha coniato il termine nel suo libro famosissimo e omonimo, il cigno nero è un evento globale che presenta 3 caratteristiche:

  1. è improvviso;

  2. è di portata eccezionale;

  3. molto raro.

In finanza il cigno nero è un'improvviso crollo verticale dei mercati. La maggior parte delle volte ci si riferisce agli indici poiché sono i più tradati e leader dei movimenti dei mercati di tutto il mondo. VI ricorderete i momenti di panic selling dell'autunno 2008, oppure febbraio 2018 o inverno 2018.


Ma chi ha davvero paura del cigno nero?

Chi lavora male.



Prima di chiudere la pagina indignati, datemi 3 minuti per spiegare il concetto.


Premessa doverosa: da questo ragionamento è escluso chi a causa del capitale cospicuo non può limitarsi al trading ma deve anche investire. Il trading, infatti, ha notevoli problemi di scalabilità, ovvero non lo si può approcciare per limiti tecnici con troppo capitale; su alcuni future non si può compra-vendere più di 1-2 contratti alla volta (quelli meno liquidi) e quelli molto liquidi da poter permettere entrate con decine di contratti sono veramente pochi..


Riformulando il concetto: ho la ferma convinzione che i trader non possano (debbano) soffrire realmente i cigni neri.


Esempio:

2 febbraio 2018, è venerdì. L'S&P500 chiude fortemente negativo facendo quasi il -2,5% a 2780. Che fare nel weekend?

Se non siete proprio del mestiere vi dico io cosa pensava il 95% dei trader con posizioni aperte su SP: è 1 anno e mezzo che l'SP a ogni minimo ritracciamento rimbalza senza alcun problema sfoggiando uno dei periodi più Mean Reverting di sempre. Ecco perché (forse) in molti si sono ritrovati spiazzati quando lunedì ha aperto allo stesso prezzo (2780) ma iniziando una discesa pazzesca e decisamente repentina.



Panico totale. Scende fino a 2619, il giorno dopo è positivo ma con picchi negativi fino a 2552, i prezzi 4 mesi prima.

Molti trader erano parecchi esposti con gli indici azionari, perché come vi ho accennato il 2017 è stato un'anno d'oro per gli strumenti reversal (quelli con tendenza a tornare verso la propria media) e tutti stavano facendo dei gran soldoni.



Si può definire il 5 febbraio come un cigno nero? Forse non completamente, ma è stata una giornata completamente imprevista e che ha scatenato parecchio panico, proprio perché era da metà 2016 che l'SP (e quindi tutti gli azionari più importanti) non facevano le bizze.


Veniamo al dunque. Come si sono comportati gli altri future?




Questa è un'immagine di un piccolo studio che ho fatto io su comportamenti dei future quando l'S&P500 ha perso almeno un tot dal 2008 a oggi. In dettaglio ci sono il 2 e 5 il febbraio.

Come si vede, l'S&P500 ha perso in 2 giorni più di 10000 dollari (200 punti) ma moltissimi future dall'apertura hanno guadagnato. Non ho segnato quanto perché non trovo sia importante.

E sono:

  • Swiss Franch

  • Japanese Yen

  • Eurodollar

  • British Pound

  • Soybean

  • Cotton

  • Corn

  • Orange Juice

  • Lean Hogs

  • Cocoa

  • Gold

  • T-Bond (trentennale americano)

  • T-Note (decennale americano)

  • Silver

  • Platino

  • Copper

  • Bund

  • Dax

  • Rice

  • Winter Wheat

  • Sugar

Hanno guadagnato quando gli indici azionari americani crollavano, portandosi dietro un milione di paure, preoccupazioni e panico.


Cosa voglio dire con questo?


Che a lavorare bene si sarebbe sofferto meno, molto meno.


Cosa vuol dire, per me, lavorare bene?


Due concetti fondamentali:

  • rischio basso;

  • diversificazione.

Rischio basso:

  1. avere un rischio per trade (stop loss, ad esempio) inferiore al 2% del capitale;

  2. avere un portafoglio con il numero giusto di sistemi. Ricordo che un buon modo di calcolare i sistemi (o il capitale, se si guarda il problema dall'altro lato) è : max drawdown di portafoglio*2+ margini overnight.


Diversificazione:

  1. avere il massimo numero di sistemi possibili (dentro la soglia di rischio, ovviamente);

  2. avere sistemi diversi tra loro;

  3. coprire con i sistemi tutti i diversi mercati in modo omogeneo(indici, bonds, currencies, energetici, metalli, carni, granaglie, softs e coloniali).


Chi ha lavorato bene secondi questi due concetti che in molti sembrano conoscere ma in pochi applicano davvero ha sicuramente sofferto poco o per nulla.


Chiariamo una cosa: molto dipende dalla pura casualità. Nei due giorni di febbraio anche chi ha lavorato bene concettualmente avrebbe potuto trovarsi short dei future che sono saliti. Dipende dai sistemi, dipende dalla lunghezza dei trade, dipende da moltissime dinamiche complesse.


Se però intendiamo il trading seriamente come una professione, il nostro mantra dovrebbe essere:

fai di tutto per ridurre il rischio e per conservare il capitale.


Ecco, lavorare sul rischio e sulla diversificazione come ho detto sicuramente aiuta.


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