Le opzioni: Theta e Vega, le greche più "strane"

Il Theta forse è la greca più strana e indica il guadagno o la perdita al passare di un giorno.

E' incredibile pensare che giocare con il Theta a favore significa semplicemente aspettare che i giorni passino però non è semplice come sembra.

Prima di tutto NON è la greca che fa guadagnare di più.

E' la più lenta e impostare tutto su di essa, a volte, comporta dei rischi che devono essere valutati bene, perché saremo più venduti che comprati, a poco tempo dalla scadenza e per questo con gamma alto...


E ora veniamo al Vega, la greca della volatilità.

La volatilità gioca sempre un ruolo importante ed è importante capire di quale volatilità si sta parlando.

C’è la volatilità storica, che misura una variazione del range dei prezzi in un dato periodo

(si sommano le differenze high-low di tot barre e si divide per tot) che è importante perché

un semplice confronto tra le vola storiche.

Per esempio, a 30-60-90 giorni, ci può dire se è più probabile una discesa rispetto ad una salita, ricordando che i prezzi salgono per le scale e scendono in ascensore.

A parte le metafore, se la vola a 30 è più alta delle altre, ci sono state variazioni di prezzo più ampie nell’ultimo periodo. Questo indica una tensione generalmente orientata verso una discesa, mentre una relativa bassa vola indica che il mercato è calmo e sereno e può salire con comodo.

Questa è una sana indicazione se si voglia lavorare col delta, in modo direzionale.


Con la volatilità implicita, guardiamo invece quanto il market maker (la nostra controparte) valuta il rischio:

è quella parte di denaro in più che mette sul book per prendersi quel rischio.

Se la situazione è turbolenta, il mercato non sa dove andare e ci sono forti escursioni, ecco che il prezzo delle opzioni sale di quel tanto che è la volatilità implicita e questo è vero sia per discese brusche che per salite veloci.

Per questo la implicita non dice strettamente dove andrà il mercato ma se le opzioni sono sopra o sottovalutate, il che è sempre una buona indicazione

Ad esempio le azioni su indici sono “mediamente”sopravvalutate, giusto per avere una idea.


Volendo adattare tutto ciò all’operatività possiamo ad esempio vendere dopo bruschi movimenti, sapendo che la vola implicita tenderà a scendere (ricordando che essa “ritorna alla media”).

Oppure con un forte abbassamento, che vuol dire compressione dei prezzi, potrebbe valere la pena comperare, puntando ad un innalzamento.


Sempre comunque “senza scommettere”: i movimenti devono partire, poi si agisce.

Generalmente le cose vanno nel verso giusto perché una caratteristica della vola è la persistenza: non cambia da un giorno all’altro. Se sale, salirà per un periodo e faremo senz’altro in tempo a notare i mutamenti successivi.


Un buon modo di tenere d’occhio la volatilità implicita è lo skew, ovvero la rappresentazione grafica di quanto valga a quello strike.

Lo skew assume spesso una forma a “sorriso” e a volte con una parte più alta: questa evenienza più frequente sugli indici e in caso di aumento.




Per riassumere:



Stiamo arrivando al termine di questa prima parte teorica di introduzione. Potrebbe forse annoiare ma è assolutamente necessaria.


Nella prossima puntata iniziamo a parlare di strategie, poi di Open Interest per arrivare alle nostre strategie raccontate passo a passo.


Stay tuned.


A cura di Sergio Buzzi



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